A pagina 76 del primo numero di Stanze vi abbiamo parlato di una mostra che ha la caratteristica di cambiare col tempo. Siamo tornati a vederla e queste sono le nostre impressioni.
Un’idea importante nell’antica filosofia greca, espressa da figure come Empedocle, Anassagora o Democrito, era che “nulla viene dal nulla”: nessun elemento nuovo può esistere dove prima non c'era niente.
L'unione di elementi (intesi in senso filosofico e non nella contemporanea accezione di elemento chimico - per quello la storia ha dovuto aspettare Lavoisier, qualche decina di secoli più tardi) determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte.
E' con questa idea - più o meno chiara in mente - che si torna alla fondazione Hangar Bicocca dopo qualche settimana, a visitare la mostra “METASPORE”, dell’artista Anicka Yi, consci di posare nuovamente lo sguardo su qualcosa di vivo e certi che, varcata la soglia della mostra, l’esperienza sensoriale che vivremo sarà diversa da quanto vissuto la prima volta: le opere vive composte da batteri e muffe sono state modificate da reazioni chimiche e fisiche che hanno donato nuove sfumature di colori e odori.
Per dirla ancora con gli amici filosofi: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.”
Rispetto a quanto accaduto nella precedente visita si viene colpiti da odori più penetranti (nonostante le mascherine ancora obbligatorie in eventi tenuti in spazi chiusi), questa volta meno astratti, piuttosto familiari, fisiologici. Si viene colpiti dall'evoluzione degli ecosistemi di alghe e batteri che hanno modificato in modo straordinariamente affascinante le loro tonalità, creando nuovi, incantevoli paesaggi.
Si esce dalla mostra con la consapevolezza ancora più radicata che noi esseri umani non siamo i protagonisti assoluti della realtà, siamo solo una piccola parte di quegli elementi i cui processi di contaminazione non si limitano a modificare l’ambiente, lo modellano, lo fanno evolvere, nonostante questo cambiamento avvenga spesso così lentamente da passare inosservato.




(foto Nicola Guida)


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